Nibiru ed il progetto IRAS

di Cristoforo Barbato

 

Nel giugno del 1982, in base a quanto argomentato da Sitchin nel suo libro Genesis Revisited del 1990 (edito in Italia col titolo “La Genesi”dalla Jackson Libri Gruppo Futura e “L’altra genesi” per le edizioni Piemme), venne annunciato il ruolo della sonda Pioneer nelle ricerca del pianeta X attraverso un rapporto stilato da John Anderson del JPL della NASA per l’Associazione Planetaria (Planetary Society). Il dott. Anderson evidenziò che al di là dei risultati che la Pioneer avrebbe potuto fornire, una soluzione all’enigma del pianeta X sarebbe stata data dalla “esplorazione agli infrarossi del sistema solare” attraverso la “ricerca a tutto cielo da parte dell’IRAS (Infrared Astronomical Satellite). Un sistema quest’ultimo che come spiegò Anderson “è sensibile al calore racchiuso nell’interno di corpi substellari” calore che poi si disperde gradualmente nello spazio sotto forma di radiazioni infrarosse. Il Progetto IRAS (Infrared Astronomical Satellite), ovvero satellite astronomico ad infrarosso, era finalizzato al lancio di un satellite equipaggiato con sofisticati strumenti sviluppati per l’analisi agli infrarossi del sistema solare e dello spazio. Esattamente il 25 gennaio 1983 dalla base spaziale di Vandemberg in California venne lanciato il vettore Delta 3910 contenente il telescopio satellitare IRAS frutto della cooperazione di Olanda, Inghilterra e Stati Uniti. Durante l’arco della sua missione operativa, circa dieci mesi di attività, il satellite eliosìncrono scattò ed inviò al centro di controllo più di 500.000 immagini, dalla cui elaborazione emerse l’individuazione di 250.000 sorgenti celesti di tipo infrarosso (il 99% delle quali in precedenza sconosciute), stelle e sistemi planetari in formazione, cinque nuove comete, quattro nuovi asteroidi e un misterioso oggetto in movimento, simile ad una cometa all’interno della nube di Ort. Stando a quanto scritto da Sitchin a pag. 358 nel volume “La Genesi” l’IRAS aveva tra i suoi obiettivi dichiarati la ricerca proprio del decimo pianeta: “In un rapporto - scrive lo studioso - sul satellite e la sua missione, il New York Times del 30 gennaio 1983 intitolava l’articolo “Le cose si riscaldano nella ricerca del pianeta X”. Riportava una dichiarazione dell’astronomo Ray T. Reynolds del Centro Ricerche Ames: “Gli astronomi sono così sicuri della presenza di un decimo pianeta che pensano soltanto da dargli un nome”.

Ovviamente la NASA interpellata in merito ai risultati inizialmente tese a ridimensionare la scoperta di un ipotetico decimo pianeta ma nonostante l’atteggiamento adottato sorprendenti rivelazioni trapelarono a fine anno attraverso un’intervista esclusiva agli scienziati dell’IRAS fatta dal giornalista Thomas O’Toole della rubrica scientifica del Washington Post. La notizia, stando a quanto scrive Sitchin nel suo testo, fu riportata da diversi quotidiani: “Oggetto gigante confonde gli astronomi”, “Corpo misterioso trovato nello spazio”, “Ai limiti del sistema solare un misterioso oggetto gigante”.

Nel servizio redatto da O’Toole si lege che: “Un corpo celeste probabilmente grosso come il gigantesco pianeta Giove e forse così vicino alla Terra da poter far parte di questo sistema solare è stato trovato in direzione della costellazione di Orione da un telescopio orbitante denominato “Osservatorio astronomico a infrarossi”. Questo oggetto è così misterioso che gli astronomi non sanno se si tratta di un pianeta, di una cometa gigante, di una “protostella” che non è mai riuscita a diventare abbastanza calda da trasformarsi in stella, appartenente a una galassia lontana così giovane da essere ancora nella fase di formazione delle sue prime stelle, oppure di una galassia così fittamente avvolta nella polvere che nessuna delle sue stelle riesce a far penetrare la proprio luce attraverso la copertura . Posso solo dire – dichiara Gerry Neugebauer a capo dell’IRAS – che non sappiamo di che cosa si tratti”. “Quando gli scienziati – continua l’articolo – dell’IRAS hanno visto per la prima volta questo corpo misterioso, e hanno calcolato che potrebbe distare solo 80 miliardi di chilometri, si è ipotizzato che potrebbe essere in fase di avvicinamento rispetto alla Terra,....Il corpo misterioso è stato captato due volte dall’IRAS. Il secondo rilevamento è avvenuto sei mesi dopo il primo, è suggerisce che il corpo non si fosse quasi mosso dalla sua posizione nel cielo. Questo dato – disse James Houck membro del team scientifico dell’IRAS – suggerisce che non si tratta di una cometa, perché una cometa non sarebbe così grossa come risulta dalle nostre osservazioni, e si sarebbe probabilmente spostata di più”. “E’ possibile – come sottolineato dal quotidiano americano – che si tratti del decimo pianeta che gli astronomi hanno invano cercato”.

In seguito la NASA stessa tese a ridimensionare in qualche modo la notizia in merito all’oggetto celeste identificato giustificando il tutto all’incompletezza di alcuni dati forniti dallo scienziato durante l’intervista. Del resto analoga motivazione ricevette lo stesso Sitchin nel febbraio del 1984 dopo che aveva chiesto all’Ufficio informazioni per il pubblico del JPL cosa effettivamente avesse scoperto l’IRAS. La risposta che lo studioso ricevette fu questa: “Lo scienziato citato nell’articolo del giornale ha usato una frase che riflette la sua personale mancanza di dati sull’oggetto osservato dall’IRAS. In modo scientificamente corretto ha osservato che se l’oggetto fosse vicino, sarebbe delle dimensioni di Nettuno. Ma se fosse distante, potrebbe essere una galassia”. Nonostante il tentativo di ridimensionamento della NASA era chiaro che l’IRAS aveva scoperto qualcosa o come giustamente avanza Sitchin nel suo volume avevano individuato, con la percezione del calore, il decimo pianeta. Una ipotesi più che fondata in quanto condivisa perfino da alcuni astronomi tra i quali William Gutsch presidente del Planetario Hayden di New York oltre ad essere redattore scientifico della WABC-TV. Gutsch proprio in merito ai risultati ottenuti dall’IRAS ha scritto in una rubrica da lui curata: “E’ possibile che un decimo pianeta sia già stato trovato e persino catalogato, anche se non è stato ancora possibile osservarlo con telescopi ottici”. Parere condiviso anche dall’astrofisico Daniel Whitmire, dell’Università della Louisiana, che ha collaborato con Thomas Chester (capo del team di raccolta dati dell’IRAS) al filtraggio delle trasmissioni a infrarossi il quale nel maggio del 1985 affermò: “C’è la possibilità che il pianeta X sia già stato registrato e stia solo aspettando di essere scoperto”.

Un ulteriore indizio, avanza sempre Sitchin, a comprova del fatto che l’IRAS avesse scoperto non una lontana galassia bensì un planeotide fu l’intensificarsi dell’esplorazione attraverso telescopi ottici in alcune aree del cielo e dello sviluppo di tali ricerche nei cieli meridionali. Fatalità, lo stesso giorno in cui i vari giornali negli USA pubblicarono le rivelazioni fatte dal Washington Post l’ente spaziale americano dichiarò di aver avviato l’esplorazione ottica di nove “fonti misteriose” di radiazioni infrarosse. Scopo di queste esplorazioni rilevare “oggetti non identificati in parti del cielo dove non ci sono evidenti fonti di radiazioni, come ad esempio galassie lontane o grossi gruppi di stelle”. L’esplorazione sarebbe stata effettuata attraverso potenti telescopi dislocati in USA sul Monte Palomar , sul Monte Mauna Kea alle Hawaii e impiegando altri grandi telescopi nel mondo tra cui l’avanzato telescopio di Cerro Tolo sulle Ande. Ma l’iniziativa statunitense non fu l’unica in quanto è risaputo che a partire dalla seconda metà degli anni ’80 in vari parti del mondo sono stati costruiti nuovi e avanzati telescopi, dagli Stati Uniti all’ex Unione Sovietica. Sempre in Cile l’European Southern Observatory avviò un avanzato telescopio sul Cerro La Silla inoltre in base a quanto scrive Sitchin si apprende che in Francia addirittura l’Osservatorio di Parigi avrebbe formato un team speciale proprio per la ricerca del pianeta X. Infine lo stesso Vaticano in quegli anni avviò grazie ad un’apposita legge varata dal Congresso degli Stati Uniti la costruzione di un osservatorio astronomico, uno dei più grandi del pianeta, sul Monte Graham in Arizona. Il complesso astronomico sul Monte Graham ha visto la costruzione di tre telescopi uno di questi appartiene al vaticano ed è il VATT (Vatican Advanced Technology Telescope) il quale opera distaccatamente dal Mount Graham International Observatory. In seguito è stata la volta dell’avanzatissimo Large Binocular Telescope – LBT frutto della collaborazione tra Stati Uniti, Italia e Germania. L’ideazione e costruzione dell’LBT ha richiesto una ventina d’anni, coinvolgendo industrie e comunità scientifiche dei tre paesi partecipanti ed è il più grande telescopio ottico su singola montatura (cioè che ha due lenti montate sulla stessa struttura meccanica, come un binocolo) mai realizzato è il più potente di tutto l’emisfero nord con una definizione addirittura superiore al telescopio orbitante Hubble. Il super telescopio è dotato di un sofisticato apparato denominato Large Binocular Camera, un sistema di supermacchine fotografiche digitali in grado di effettuare osservazioni dall’ultravioletto all’infrarosso, con una sensibilità un miliardo di volte più alta di quella dell’occhio umano.