Planet X: le conferme scientifiche di Brady e Harrington

di Cristoforo Barbato

Nel 1972 il prof. Joseph L. Brady dello statunitense Lawrence Livermore Laboratory durante i suoi studi sulla traiettoria della cometa di Halley rilevò una singolare “perturbazione” nella sua orbita. Tale “anomalia” era decisamente simile a quelle rinvenute dall’osservazione dei pianeti Urano e Nettuno e portò lo stesso Brady dopo attenti calcoli a formulare l’ipotesi dell’effettiva presenza di un Decimo pianeta nel Sistema Solare. Il pianeta stando ai calcoli del professore americano si sarebbe dovuto trovare a circa 64 UA (Unità Astronomiche) e con un periodo orbitale di circa 1800 anni. Un dato che si discosterebbe dai 3600 anni che Sitchin asserisce nei suoi volumi in base a quanto riportato negli antichi testi Sumeri in merito all’orbita di Nibiru. Ma come lo stesso studioso  osserva nel suo volume “La Genesi” Brady come la maggior parte di quegli astronomi in cerca del Decimo pianeta partono dal presupposto che il pianeta abbia un’orbita e un moto del tutto simili a quelli degli altri pianeti del Sistema solare. Ma per gli antichi Sumeri Nibiru orbiterebbe attorno al Sole come una cometa, con il sole al punto finale dell’ellissi, così che la distanza dal Sole corrisponderebbe all’intero asse maggiore, e non alla sua metà (vedi tavola). Per cui secondo Sitchin l’orbita calcolata da Brady di 1800 anni potrebbe corrispondere in realtà alla metà del ciclo orbitale di Nibiru secondo i Sumeri.

Tuttavia la vera e sensazionale scoperta di Brady, che corroborava quanto riportato dai Sumeri stando ai testi di Sitchin, fu che il corpo celeste doveva avere un’orbita retrograda con un piano fortemente inclinato rispetto all’eclittica. “Per qualche tempo – scrive Sitchin – gli astronomi si sono chiesti se potesse essere Plutone la causa delle perturbazioni nell’orbita di Urano e di Nettuno. Ma nel giugno del 1987 James W. Christie dell’Osservatorio Navale USA, a Washington, scoprì che Plutone ha una luna (la chiamò Caronte) e che è molto più piccolo di quello che si pensava. Questo escludeva eventuali responsabilità di Plutone nelle perturbazioni. Inoltre, l’orbita di Caronte attorno a Plutone rivelò che anche Plutone, come Urano, è inclinato su un fianco. Questo dato, e la sua strana orbita, rafforzarono il sospetto che un’unica forza estranea un “intruso” avesse inclinato Urano, spostato e inclinato Plutone, e impresso un’orbita retrograda a Tritone (una luna di Nettuno)”.

In seguito a queste scoperte Robert S. Harrington e Thomas Van Flandern due colleghi di Christie all’Osservatorio Navale attraverso simulazioni al computer conclusero che ci doveva essere stato un “intruso”, un pianeta di dimensioni da due a cinque volte quella della Terra, con un orbita inclinata e un semiasse di “meno di 100 UA”. Inoltre nel 1981 grazie ai dati ottenuti dalle sonde Pioneer e Voyager, queste ultime una verso Giove e l’altra verso Saturno, Van Flandern e alcuni colleghi dell’Osservatorio Navale USA riesaminarono le orbiti sia di questi pianeti che di quelli più esterni da cui emersero nuovi dati. Van Flandern durante una conferenza all’Associazione Astronomica Americana mostrò nuovi elementi, ricavati da complesse equazioni gravitazionali, comprovanti l’esistenza di un corpo celeste grande due volte la Terra orbitante attorno al Sole con un periodo orbitale di circa 1000 anni e ad una distanza di circa 2,4 miliardi di chilometri oltre Plutone. La notizia non passò inosservata visto che il quotidiano americano Detroit News il 16 gennaio 1981 la pubblicò in prima pagina con tanto di foto del bassorilievo sumero raffigurante il Sistema Solare ricavata dal volume “Il Dodicesimo pianeta” di Sitchin e con un sunto delle teorie dello stesso studioso.

In effetti durante gli anni ’80 le più meticolose ricerche finalizzate alla ricerca del Decimo pianeta videro in prima fila proprio l’Osservatorio Navale negli Stati Uniti. Inoltre nel 1988 uscirono una serie di articoli su pubblicazioni scientifiche che oltre a confermare l’esattezza dei calcoli sulle perturbazioni planetarie ribadivano l’effettiva esistenza del pianeta X. Diversi scienziati all’epoca giunsero alle stesse conclusioni avanzate dalla teoria di Harrington secondo cui il pianeta dovrebbe avere un’inclinazione di circa 30° sull’eclittica, un’asse principale di più di 200 UA ed una massa di circa quattro volte quella della Terra. Per cui avendo un’orbita simile a quella della Cometa di Halley il Decimo pianeta passerebbe una parte del suo tempo sopra l’eclittica nei cieli settentrionali e gran parte invece sotto di essa ossia nei cieli meridionali. Non a caso il team di ricerca dell’Osservatorio Navale giunse all’inevitabile conclusione che la ricerca del pianeta X si sarebbe dovuta condurre principalmente nell’emisfero sud ad una distanza di circa 2,5 volte quella a cui si trovavano nettuno e Plutone. Sempre nel 1988 il prof. Harrington in documento pubblicato ad ottobre sull’Astronomical Journal ed intitolato “La posizione del pianeta X” presentò le sue nuove scoperte.

L’articolo conteneva una mappa dei cieli con indicazioni di dove si sarebbe potuto trovare il Decimo pianeta nell’emisfero Nord e in quello Sud. In seguito alla pubblicazione del documento Harrington – in base ai dati ottenuti dal Voyager 2 che aveva raggiunto Urano e Nettuno rilevando in entrambe lievi perturbazioni orbitali – concluse che il Decimo pianeta si doveva trovarsi nell’emisfero sud. In effetti, due anni dopo precisamente il 16 gennaio 1990 all’American Astronomical Society di Arlington in Virginia il prof. Harrington asserì che l’Osservatorio Navale aveva ristretto le ricerche del pianeta X all’emisfero meridionale ed annunciò l’invio di un team di astronomi in Nuova Zelanda presso l’Osservatorio Astronomico di Black Birch. Inoltre affermò che in seguito ai dati ottenuti dalla Voyager 2 era convinto che il Decimo pianeta fosse cinque volte più grande della Terra e circa tre volte più distante dal Sole rispetto a Nettuno e Plutone.