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ANOMALIE NEL SISTEMA SOLARE: LA SMOKING GUN DEL PIANETA X?
Prime palesi conferme alle previsioni della “gola profonda” del Vaticano di Luca Scantamburlo
“[…] il ricorso al voto e al veto è estraneo alla discussione scientifica, in cui il disaccordo si rivela, in genere, più fecondo dell’accordo. Il disaccordo rivela antinomie e tensioni all’interno del campo studiato e stimola ulteriori ricerche. Infatti, più che ai convegni politici, le riunioni scientifiche fanno pensare alle spedizioni nell’Antartide…”. Dal testo Saggi di linguistica generale, di Roman Jakobson, pag.181, Feltrinelli, Milano, 2002.
LE PREVISIONI DELLA GOLA PROFONDA DEL S.I.V. Chi ha familiarità con la querelle scientifica incentrata sulla presunta esistenza del cosiddetto “Pianeta X” forse ha già letto il mio servizio intitolato La realtà del Secretum Omega, scritto e pubblicato per la prima volta sul sito ufficiale di Cristoforo Barbato. Considero quello scritto propedeutico al presente, anche se a mio avviso entrambi si sostengono da soli con la forza delle argomentazioni. Se tali argomentazioni siano più o meno efficaci e veritiere è un giudizio che lascio al lettore. Mentre La realtà del Secretum Omega si occupa soprattutto di intelligence e delle sue implicazioni nella realtà, questo mio pezzo vuole focalizzare l’attenzione su alcune recenti anomalie nel Sistema Solare che sono, a mio parere, da imputarsi ad una forza misteriosa che sta agendo sul Sistema stesso: forza dalla natura elettromagnetica e gravitazionale. Le prove? Proprio l’insider del Vaticano autore della fuga di notizie classificata Secretum Omega quasi sei anni fa aveva anticipato implicitamente il preoccupante scenario climatico che stiamo vivendo qui sulla Terra ed anche sugli altri corpi celesti del Sistema Solare. Mi rendo conto che il tutto suona molto fantapolitico o simile ad una storia di spionaggio degna di un Robert Ludlum o di un Tom Clancy, ma per chi ha la pazienza di documentarsi ed una mente sufficientemente aperta ecco che lo scenario delineato non solo è plausibile, ma è anche supportato da tutta una serie di evidenze coerenti fra loro ed incontrovertibili. Riassumo brevemente: il freelance Cristoforo Barbato ha un primo incontro a Roma, nel 2001, con un sedicente padre Gesuita che afferma di essere un membro operativo di un’agenzia d’intelligence del Vaticano chiamata S.I.V., il Servizio Informazioni del Vaticano. L’incontro è una tappa cruciale al termine di una serie di prudenti contatti avvenuti attraverso la posta elettronica, ed avviati da circa un anno da tale anonimo personaggio verso il quale Barbato adotta un atteggiamento di forte sospetto, almeno inizialmente. L’incontro fra i due avviene in un luogo aperto al pubblico su esplicita richiesta di Barbato, allora redattore nella capitale per la rivista Stargate; tale richiesta viene formulata da quest’ultimo quale conditio sine qua non per proseguire i contatti. Prima e durante l’incontro Barbato riesce con destrezza e pazienza a verificare le credenziali di questa gola profonda: egli non è un millantatore, ma effettivamente un religioso appartenente all’Ordine dei Gesuiti ed in servizio presso Città del Vaticano. Invece sull’esistenza dell’agenzia dei Servizi segreti della Santa Sede Barbato trova soltanto alcuni indizi, seppur autorevoli e ben documentati. Presi singolarmente non consentono di parlare irrefutabilmente dell’esistenza di una tale struttura agli ordini dello Stato Vaticano. Nondimeno inseriti nel contesto in cui Barbato sta svolgendo le sue ricerche giornalistiche, ecco che possiamo con ragionevolezza parlare di una pressoché certezza. Per ulteriori approfondimenti invito il lettore a leggersi il suddetto servizio a mia firma, oltre che il mio scritto in uscita a fine Febbraio sulle pagine del bimestrale UFO Notiziario. Andiamo avanti: nell’aprile 2006 il nr.62 della rivista sopra menzionata pubblica una mia intervista a Barbato: si tratta di un servizio molto lungo, in cui Barbato risponde ad una serie di domande che vertono sul Pianeta X (il Nibiru adorato dagli antichi Sumeri) e soprattutto sul “Jesuit Footage”: circa 2 minuti di un breve filmato fornito per posta dalla gola profonda del S.I.V. e realizzato attraverso il montaggio di due riprese all’infrarosso di un misterioso planetoide dalla densa atmosfera, simile a quello descritto dai Sumeri su antiche tavolette d’argilla; le riprese sarebbero state effettuate nello Spazio profondo oltre Nettuno da una sofisticata sonda spaziale, segreta ed autopropulsa, allestita ed inviata nei primi anni ’90 dalla Lockheed Martin su commissione del Vaticano e sotto la direzione del S.I.V. Per i dettagli rinvio all’intervista che il Gesuita rilasciò al freelance partenopeo proprio nel 2001, in occasione di uno dei due incontri avuti luogo allora. Ora veniamo al punto archimedeo delle argomentazioni che sostengo in queste pagine: durante l’intervista che Barbato rilasciò al sottoscritto la scorsa primavera 2006, c’è un passaggio in cui egli dice: “[…] Quello che mi ha ribadito comunque è che il S.I.V. in collaborazione con la Lockheed Martin inviò quella sonda che realizzò le immagini da lui poi elaborate; immagini di un corpo celeste molto grande che nel giro di tre anni al massimo, a partire dal 2001, avrebbe fatto <<sentire>> la sua presenza all’interno del sistema solare.” Fonte: “Secretum Omega”, pag.40, nr.62 di UFO Notiziario, 2006 C’è un contesto storico-archeologico e c’è un contesto astronomico: il mito del dio-pianeta Nibiru e le ricerche teoriche per individuare un Pianeta X; abbiamo poi una tesi forte in grado di raccordare i due contesti e di formulare delle previsioni in ordine ad essi: a partire dal 2004 al massimo, ci dice tale Gesuita, questo anomalo corpo celeste orbitante come una cometa farà “sentire” la sua presenza nel Sistema Solare. Tali previsioni sono state messe a confronto con la cosiddetta verifica sperimentale, per decidere se rigettare od accettare la tesi proposta? Naturalmente quanto ho appena detto è opinabile in quanto quella espressa dal Gesuita non è una teoria scientifica, ma un’inferenza condotta su informazioni classificate. Tuttavia da parte nostra sarebbe sciocco, e disonesto intellettualmente, non tenerne conto. Chi allora si ostina a non credere alla buona fede ed alla professionalità di Cristoforo Barbato, oppure pensa ch’egli si sia lasciato infinocchiare come uno sprovveduto da un insider che semina fumo e discredito nell’ambiente ufologico, dovrebbe fare un passo indietro e riflettere: com’è possibile che tale previsione fatta nel 2001 (anche se a causa della scrupolosa prudenza di Barbato essa è venuta alla luce solo nell’aprile 2005) trovi ora delle drammatiche conferme se non accettando la realtà che sì, effettivamente c’è stata con ogni probabilità una fuga controllata di notizie da una Quinta Colonna Vaticana e che il “Jesuit Footage” è conseguentemente autentico? La serie di anomalie nel Sistema Solare che elencherò, citando riferimenti e fonti, sono in gran parte notizie posteriori all’uscita sulla carta stampata (aprile 2006) della previsione formulata dal Gesuita nel 2001. Ciò significa che la storia del “Jesuit Footage” classificato Secretum Omega”, emerso grazie all’indefesso lavoro giornalistico di Barbato, è un affaire dannatamente serio e purtroppo ancora sottovalutato (quando non volutamente ignorato per altri motivi) dal giornalismo e dai mass media più in generale. Ecco dunque nel successivo paragrafo la serie di anomalie che, contestualizzate nella ricerca delineata, costituiscono a mio avviso l’autentica “Smoking Gun” (cioè “la pistola fumante”) dell’approssimarsi al Sole di Nibiru, il Pianeta X.
GLOBAL WARMING NEL SISTEMA SOLARE, NON SOLO SULLA TERRA 1) L’anomala attività solare Come tutti dovrebbero sapere la nostra stella, il Sole, è soggetta ad un particolare ciclo: il cosiddetto “ciclo solare” associato alle variazioni dei brillamenti (in inglese flares) e delle macchie solari. I brillamenti sono “eruzioni improvvise di forte luminosità” (dal volume enciclopedico l’Astronomia, pag. 55, di John Gribbin, edizione Garzanti libri per il Giornale-le Garzantine, 2003-2004) le quali liberano straordinarie quantità di energia. Questa energia, insieme a quella radiante già emessa normalmente, investe il nostro pianeta sotto forma di flussi di particelle. “Sembra che i brillamenti abbiano qualche influenza sulla meteorologia terrestre, ma la maggior parte dei metereologi è molto cauta su questo argomento” (ibidem). Le parole da me appena citate, nella traduzione di Libero Sosio, risalgono al 1996 (il titolo originale del libro è Companion to the Cosmos, testi di John e Mary Gribbin, Weidenfeld & Nicolson, London). Il mio riferimento ad un testo un po’ datato è voluto: quella che era una notevole intuizione si è trasformata oggi in un’inquietante certezza: infatti affermare che i recenti cambiamenti climatici sulla Terra siano influenzati anche dall’anomala attività solare non è un’idea tanto balzana visto che già uno studio di scienziati tedesci e svizzeri è giunto alla stessa conclusione; leggiamo infatti da un articolo del 18 luglio 2004 a firma di Michael Leidig e Roya Nikkhah, intitolato “La verità circa il riscaldamento globale…”: Dr Sami Solanki, the director of the renowned Max Planck Institute for Solar System Research in Gottingen, Germany, who led the research, said: "The Sun has been at its strongest over the past 60 years and may now be affecting global temperatures. Fonte: The truth about global warming - it's the Sun that's to blame, 18/07/2004 Il “ciclo solare” è connesso sia al “ciclo delle macchie solari” sia al ciclo magnetico di Hale; quest’ultimo è “considerato la vera misura del ciclo di attività solare” (ibidem, pag.86), e consiste nel doppio del ciclo undecennale delle macchie solari. Dunque in circa 22 anni avviene un altro ciclo: si tratta dell’inversione del campo magnetico del Sole. Se poi si considera lo sconcertante trend di flares solari (vedi relativa figura) evidenziato dal giapponese Nobeyama Radioheliograph (NoRH, Nobeyama Radio Observatory,NAOJ Minamimaki, Minamisaku, Nagano, 384-1305, Japan) sorge spontanea la domanda: cosa sta succedendo al Sole? Il Nobeyama Radioheliograph è un complesso di 84 antenne paraboliche da 80 cm di diametro dedicate all’osservazione del Sole: combinate insieme formano un radiointerferometro. Si tratta dunque di risultati scientifici che sollevano domande imbarazzanti per coloro che sostengono che l’effetto serra è l’unico fattore responsabile dei recenti cambiamenti climatici sotto gli occhi di tutti. Casomai è un cofattore, a mio avviso. Khoji Lang, utente di una newsletter cosmologica mensile, sottolinea in Rete che già nel 2003 il Sole rilasciò enormi quantità di energia: […] Just lately, between March 17 and 19, the Sun has released enormous amounts of energy. Two X-class and several M-class Solar flares have been recorded by SOHO satellites. For more info visit http://www.spaceweather.com/.” Fonte: http://www.detailshere.com/solaractivity.htm 03-22-2003 Shooting Star March 21, 2003 - monthly cosmological newsletter by Khoji Lang Se ci sono più brillamenti solari (cioè più flares) il vento solare è più intenso. Quanto sta influendo l’anomala attività solare sulla Terra e sul suo clima? Prima che queste anomalie venissero registrate esistevano già delle ipotesi: il medesimo testo d’astronomia che ho consultato può ancora una volta aiutarci se diamo un’occhiata ad un altro passo del dizionario enciclopedico, che sembra più coraggioso dell’opinione espressa precedentemente: “[…] Sembra che anche la meteorologia terrestre risenta del variare del livello dell’attività solare: nel complesso pare che la Terra sia, anche se di poco, più calda quando il Sole è più attivo (>Maunder, minimo di). Queste tesi sono in verità controverse, ma tracce di quella che sembra essere un’influenza del ciclo solare sui fenomeni meteorologici sono state trovate in strati geologici molto antichi, formati da sendimenti deposti un anno dopo l’altro […]” (pag.88, ibidem). Più avanti si cita l’ipotesi di Gilliland, il quale imputa le variazioni dell’attività solare alle variazioni delle dimensioni del Sole (di circa 140 km) con un periodo di 76 anni. Poi il dizionario conclude dicendo: “se Gilliand è nel giusto, il prossimo massimo solare, previsto per l’inizio del XXI secolo, sarà meno pronunciato.” Evidentemente Gilliland è in torto, considerato i dati emersi recentemente sull’attività del Sole e le previsioni scientifiche che si stanno costruendo. C’è forse una forza esterna che sta influenzando il Sole ed il suo magnetismo? Prendiamo in esame un articolo scientifico che dovrebbe tagliare la testa al toro: la talvolta bistrattata NASA conta ancora onesti e validi ricercatori che parlano con coraggio; si legge infatti in un articolo pubblicato il 21 dicembre 2006 in una pagina dell’Agenzia Spaziale Americana: http://antwrp.gsfc.nasa.gov/apod/ap060807.html
Solar cycle 24, due to peak in 2010 or 2011 "looks like its going to be one of the most intense cycles since record-keeping began almost 400 years ago," says solar physicist David Hathaway of the Marshall Space Flight Center. He and colleague Robert Wilson presented this conclusion last week at the American Geophysical Union meeting in San Francisco. Fonte: http://science.nasa.gov/headlines/y2006/21dec_cycle24.htm Il ciclo Solare 24, il cui picco è atteso per il 2010 o il 2011, “sembra intenzionato ad essere uno dei più intensi cicli da quando si cominciò a registrare quasi 400 anni fa”, afferma il fisico solare David Hathaway del Marshall Space Flight Center. Egli ed il collega Robert Wilson hanno presentato questa conclusione al meeting dell’Unione Geofisica Americana tenutosi la scorsa settimana a San Francisco.- 2) “Il riscaldamento globale su Plutone imbarazza gli scienziati”: see Special Reports, SUV's On Jupiter? - Solar System Warming, Are humans responsible for climate change on the outer reaches of the solar system, or is it the sun? (2006 11 17- Space.com): […] In what is largely a reversal of an August announcement, astronomers today said Pluto is undergoing global warming in its thin atmosphere even as it moves farther from the Sun on its long, odd-shaped orbit. http://www.redicecreations.com/specialreports/2006/11nov/solarsystemwarming.html 3) Il riscaldamento globale su Tritone, uno dei satelliti di Nettuno: notizia del 28 giugno 1998, in cui si dice che sin dal 1989 Tritone è sotto l’effetto di un riscaldamento globale: […] At least since 1989, Triton has been undergoing a period of global warming," confirms astronomer James Elliot, professor of Earth, Atmospheric and Planetary Sciences at Massachusetts Institute of Technology. "Percentage-wise, it's a very large increase." http://www.scienceagogo.com/news/19980526052143data_trunc_sys.shtml
4) il riscaldamento globale su Marte, notizia riferita dal JPL della NASA nel dicembre 2001, dunque posteriormente al primo incontro avuto da Barbato con il Gesuita di Roma; anche se non conosciamo esattamente i mesi del 2001 in cui avvennero i due incontri fra il freelance e la gola profonda del Vaticano, Barbato l’anno scorso mi confidò telefonicamente che il primo incontro avvenne prima degli attacchi all’America dell’11 settembre 2001; ho riportato questa sua confidenza su suo permesso e soltanto per aiutare il lettore a capire meglio i termini della questione: “MOC Observes Changes in the South Polar Cap: Evidence for Recent Climate Change on Mars”, MGS MOC Release No. MOC2-297, 6 December 2001: […] New MGS Mars Orbiter Camera (MOC) images have provided a startling observation: The residual martian south polar cap is changing. The fact that it is changing suggests that Mars may have major, global climate changes that are occurring on the same time scales as Earth's most recent climate shifts, including the last Ice Age. MOC images of the south polar cap taken in 1999 were compared with images of the same locations taken in 2001, and it was discovered that pits had enlarged, mesas had shrunk, and small buttes had vanished. http://mars.jpl.nasa.gov/mgs/msss/camera/images/CO2_Science_rel/index.html 5) “La nuova tempesta su Giove indica un cambiamento climatico”, di Sara Goudarzi, by Sara Goudarzi, Staff Writer, posted: 04 May 2006 , 01:00 pm ET A storm is brewing half a billion miles away and in a rare event, astronomers get to watch it closely. Jupiter is growing a new red spot and the Hubble Space Telescope is photographing the scene. Backyard astronomers have been following the action, too. "Red Spot Jr." as it is being called, formed after three white oval-shaped storms—two of which were at least 90 years old—merged between 1998 and 2000. http://www.space.com/scienceastronomy/060504_red_jr.html 6) L’enorme uragano su Saturno, visibile nelle immagini acquisite l’11 Ottobre 2006 dalla sonda spaziale Cassini (NASA-ESA-ASI); la notizia fu riportata nell’autunno scorso dai media, e fra di essi vi figurava anche la BBC: A hurricane-like storm, two-thirds the diameter of Earth, is raging at Saturn's south pole, new images from Nasa's Cassini space probe reveal. Measuring 5,000 miles (8,000km) across, the storm is the first hurricane ever detected on a planet other than Earth. Scientists say the storm has the eye and eye-wall clouds characteristic of a hurricane and its winds are swirling clockwise at 350mph (550km/h) […] “We've never seen anything like this before. It's a spectacular-looking storm” - Michael Flasar, Nasa astrophysicist http://news.bbc.co.uk/1/hi/sci/tech/6135450.stm 7) “Un’inspettata pioggia meteorica rivela la presenza di una cometa potenzialmente pericolosa”, di Peter Jenniskens: "SETI Institute scientist and meteor expert Peter Jenniskens reports in a telegram issued by the International Astronomical Union's Minor Planet Center that an unexpected burst of meteors on October 5, 2005 has occurred, which betrayed the presence of a thusfar unknown, potentially Earth-threatening, comet. […] The comet itself has not yet been discovered and is likely to return to Earth's vicinity only once every 200 - 10,000 years." http://www.seti.org/site/pp.asp?c=ktJ2J9MMIsE&b=1233789 Quest’ultima notizia riferita dal SETI e sottoscritta da Peter Jenniskens, Ph.D. (un esperto di meteore), è senz’altro la più inquietante: si dice chiaramente che una cometa non ancora scoperta (thusfar indica “fin qui, sinora”) è probabilmente in fase di avvicinamento alla Terra ed è potenzialmente pericolosa (“potentially Earth-threatening, comet”). Lo si è potuto inferire da un’inaspettata pioggia meteorica avvistata nell’ottobre 2005. Jennisken continua dicendo che il periodo orbitale di tale oggetto celeste si colloca fra i 200 e i 10000 anni. Quello di Nibiru, stando alle antiche tavolette di argilla mesopotamiche, è di 3600 anni. Forse si tratta proprio del suo ritorno. Ma chi è Peter Jenniskens? Quasi tutti conoscono Piero Angela, Margherita Hack, Carlo Rubbia, ma chi vuole veramente comprendere la realtà che ci circonda deve effettuare un immane lavoro, sempre in fieri, di documentazione storica, scientifica, politica e d’intelligence; tale lavoro prevede non solo una paziente ricerca di possibili collegamenti ma anche un controllo incrociato dei fatti e delle fonti. Su Peter Jenniskens, sconosciuto ai più, basti sapere questo: è un astronomo che lavora al SETI Institute e alla Exobiology branch del centro NASA/Ames Research Center che si trova a Moffett Field, in California: lì Jenniskens si occupa di ricerche sulla materia interplanetaria ed interstellare. È inoltre membro di diverse associazioni scientifiche, quali la IAU Commission 22, la AAAS, la AAS, la Meteoritical Society, la AGU, la EGS, l’Astronomical Society of the Pacific, e le olandesi Dutch Meteor Society e Dutch Astronomers Club (fonte: http://leonid.arc.nasa.gov/pjenniskens.html). Credo che le sue credenziali siano più che sufficienti perché la sua notizia venga almeno presa in considerazione da tutti coloro che si professano ricercatori di ufologia ed ufologi. Io, personalmente, mi considero un giornalista di nome e di fatto. Altri, come Cristoforo Barbato, non sono iscritti all’Albo professionale ma non per questo la loro professionalità è in discussione. Lo testimonia non solo il complesso e certosino lavoro di indagine condotto sinora da Barbato (a mio parere rispettoso del codice deontologico nonostante le numerose difficoltà incontrate), ma anche il fatto che la Free Lance International Press (FLIP), esaminato il suo curriculum, l’ha accolto senza problemi all’interno della sua associazione. Cristoforo Barbato è ora un freelance a tutti gli effetti. Chiudo il servizio auspicando che alcune coraggiose e sibilline battute finali del discorso pronunciato dal Presidente Ronald Reagan a New York nel 1987, alla 42.ma sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, siano il prima possibile mandate a memoria dai nostri politici e dai vertici militari: […] In our obsession with antagonisms of the moment, we often forget how much unites all the members of humanity. Perhaps we need some outside, universal threat to make us recognize this common bond. I occasionally think how quickly our differences worldwide would vanish if we were facing an alien threat from outside this world. And yet, I ask you, is not an alien force already among us? Ronald Reagan, US President, September 21, 1987, 42d Session of the United Nations General Assembly in New York. Mandate a memoria e meditate prima che sia troppo tardi… © Luca Scantamburlo
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